Coltivare orti, coltivare relazioni. La crisi climatica in una prospettiva di genere

Il 25° Festival CinemAmbiente dedica una tavola rotonda a “donne e crisi climatica” per dar luce alla necessità di mettere il ruolo delle donne al centro delle discussioni sulla svolta ecologica, perché, come sostiene la giornalista Mirta Da Pra Pocchiesa, per fare pace con la Terra bisogna innanzitutto fare pace con i generi, e per fare pace con i generi bisogna cominciare a mettere in evidenza l’importanza di coltivare relazioni e di prendersi cura di esse.

Questo è proprio uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile: Eleonora Evi, parlamentare dei Verdi europei, spiega come a distanza di 65 anni dalla firma del trattato di Roma che sancisce il principio economico della parità salariale, nel 2022 si è ancora molto lontani dall’aver raggiunto questo obiettivo. Non a caso, l’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 parla di gender equality, e punta a una parità di genere e a un’emancipazione di tutte le donne e le ragazze. Questa pace, tuttavia, non può limitarsi solo alla dimensione di genere, ma deve portare a un’elaborazione culturale sul rapporto nord-sud, come sostiene Suzanne Mbiye Diku, ginecologa e presidentessa dell’associazione Redani.

Le donne sono tra le principali vittime dei cambiamenti climatici

Le donne, insieme ai più poveri, sono le persone maggiormente colpite dai cambiamenti climatici. Lo spiega bene Anna Brambilla, avvocata dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione), che riporta alcuni dati dell’anno appena trascorso: secondo l’IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre) nel 2021 6 milioni di persone sono state costrette a spostarsi all’interno del proprio paese a causa di disastri ambientali. Spesso, però, a partire sono solo gli uomini, e la conseguenza è che il carico di cura della casa e della famiglia ricada maggiormente sulle donne.

Bisogna anche considerare il rischio di aumento di violenza di genere. Isabella Pratesi, direttrice del programma di conservazione del WWF Italia, mostra come le donne siano anche vittime della perdita di biodiversità. I paesi dove le donne sono più emarginate sono anche quelli in cui la distruzione degli ecosistemi è più marcata e dove si sente maggiormente la crisi climatica. Infatti, il degrado ambientale è legato alla violenza di genere: ad esempio, secondo l’UNICEF in India e in Etiopia la siccità ha fatto aumentare gli abusi contro donne e bambini ed è stato rilevato anche un aumento del numero di ragazze vendute per matrimonio.

Combustibili fossili: junk food del nostro pianeta

Vandana Shiva, attivista politica, ambientalista e ospite d’onore di questa edizione del festival, spiega come il capitalismo ci ha allontanati dalla possibilità di instaurare un rapporto di cura reciproca con la Terra. I cambiamenti climatici possono essere visti come un disturbo del metabolismo della Terra, mentre il sistema utilizzato dai combustibili fossili può essere visto come il junk food – il cibo spazzatura – della Terra che porta ad un caos climatico, ovvero a instabilità e disorganizzazione. I combustibili fossili danno vita a un carbonio morto e, secondo Vandana Shiva, la fossilizzazione arriva a colpire anche i nostri cuori e le nostre mani, ormai diventate ridondanti a causa della diminuzione del lavoro artigianale.

Come semi, invisibili, lottano per permettere alla rosa di sbocciare

Gli studi in filosofia e fisica quantistica hanno aiutato Vandana Shiva nella sua lotta per i diritti al cibo e per cambiare i paradigmi nell’agricoltura e nell’alimentazione. Nel 1991, le sue battaglie l’hanno portata a istituire “Nove semi” (in Hindi Navdanya), un movimento per la salvaguardia della biodiversità e della produzione agricola, il cui scopo è creare una banca di sementi da scambiare con i contadini che decidono di aderire a questo movimento. Vandana Shiva associa il ruolo delle donne nella lotta ai cambiamenti climatici proprio allo stesso ruolo dei semi: infatti, come semi, invisibili, lottano per permettere alla rosa di sbocciare. Grazie a Vandana Shiva, quindi, nasce un’economia basata sulla cura: nel momento in cui ci si prende cura della Terra, la biodiversità viene preservata e il carbonio da morto diventa vivente, grazie al terreno e alle piante.

In un volume della nostra collana Effetto farfalla il pensiero di Vandana Shiva.

Se il capitalismo patriarcale ha creato una monocultura della mente, le donne stanno portando avanti una cultura della biodiversità dove si auspica di ritornare alla Terra in veste di membri della sua famiglia e a un’economia del prendersi cura.

Scrive per noi

Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti

Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

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