Costituzione: fatta… giustizia, ora pensiamo anche all’ambiente
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Salvati sette articoli della Costituzione, grazie alla vittoria del “NO”, ora la Costituzione è da attuare in tutte le sue parti. Tra questi, gli articoli 9 e 41, che dal 2022 sono stati inseriti nella Carta fondamentale, includono concetti come natura, biodiversità, ecosistema, animali, generazioni future.
Leggi l’articolo di Ugo Leone sul numero di marzo 2022 di “.eco”, a commento della modifica costituzionale relativa ad ambiente, biodiversità, ecosistemi, animali, diritti delle generazioni future.
Al referendum del 22 e 23 marzo (in cui era in gioco un ulteriore slittamento verso l’autocrazia) le analisi dei flussi e della distribuzione del voto tra ceti e classi d’età mostrano dati interessanti.
Nelle città, ad esempio, i Paperon de’ Paperoni dei quartieri alti hanno votato sì (in buona compagnia con i paesi in cui il controllo mafioso è più forte).
I giovani, gli abitanti delle periferie, i ceti medi impoveriti, il Sud, privato dei servizi essenziali, svuotato dall’emigrazione (e lasciato in balia di un malaffare che prospera comunque anche al Nord, da Biella a Milano) hanno votato no.
Disuguaglianze sociali e ambientali
I ricchi, del resto, sono quelli che guadagnano sempre da guerre e crisi (sia che la borsa salga sia che la borsa scenda) e diventano sempre più ricchi, come ci mostrano i meritori rapporti di Oxfam.
Tutti gli altri pagano il prezzo della concentrazione di reddito e ricchezza in poche mani: lo pagano con lo smantellamento della sanità pubblica, con scuole e università senza risorse, con il precariato e i bassi salari, con il caro affitti, con mezzi pubblici sempre più cari e che passano sempre più di rado. E lo pagano anche in termini ambientali: con frane, alluvioni, ondate di calore che si abbattono su città congestionate e prive di verde, veleni nell’acqua, nell’aria e nel cibo, infrastrutture devastanti del territorio, impianti pericolosi, simbolo dell’odierna “società del rischio”. In interi contenenti lo pagano sotto forma di guerre, fame, malattie, scorribande di bande armate, violenza, degrado ambientale, condizioni di lavoro ancora più dure.
Un articolo della Costituzione tira l’altro
I (pochi) ricchi sognano l’immortalità, odiano la democrazia, immaginano futuri (magari su Marte) in cui la disuguaglianza sia ufficializzata, delirano di Anticristi da battere (specie se hanno le sembianze degli ecologisti), dicono che “non c’è alternativa” – cit. Margaret Thatcher).
Gli altri, i tanti, credono davvero alla Costituzione “più bella del mondo” (cit. Roberto Benigni). Spetta però alle leggi che fa (o dovrebbe fare, se non fosse esautorato) il Parlamento attuarla; spetta al Governo eseguire (e rispettare) ciò che le leggi prescrivono. Spetta ai cittadini (organizzati democraticamente in partiti e movimenti) fondare su una “concordia discors” un’armonica visione di società e di civiltà ecologiche.
Tra loro, i giovani, che hanno dato il contributo decisivo alla salvaguardia della Costituzione, ma che ora si aspettano ben di più: che la Costituzione sia attuata in tutte le sue parti.
Parti che si reggono mutualmente: la Repubblica, per essere fondata sul lavoro, ha bisogno di lavoro decente e “green”, la salute si tutela, prima di tutto, rimuovendo le cause della maggior parte delle malattie (che hanno origine dall’ambiente, dalla crisi climatica, dagli stili di vita, dalla cattiva alimentazione). La pace e la libertà non ci sono se non arriva, prima, la giustizia sociale e ambientale.
Giovani, ambiente, Costituzione
Insomma, la Costituzione va attuata in tutte le sue parti, perché tutte le parti sono connesse tra loro come connessa è la realtà del mondo.
I giovani lo hanno capito meglio di chiunque altro.
I limiti fisici del pianeta, l’esauribilità (e l’esaurimento in atto) delle risorse rinnovabili e non rinnovabili, la bellezza della natura non inferiore alle bellezze artistiche del Paese (che – fake news – ne deterrebbe la maggior quota mondiale), i diritti delle specie vegetali e animali vittime della Sesta estinzione di massa, l’eticamente obbligatoria empatia per quanto accade ad altre regioni e ad altri popoli del pianeta devono fare da guida al discorso pubblico e ai processi deliberativi democratici.
Servono politica e politiche
Grazie ai giovani che hanno imitato Greta Thunberg, agli attivisti che protestano contro i colossi dell’industria fossile e contro opere inutili e devastanti come il ponte sullo Stretto di Messina, ai volontari che si impegnano nel monitoraggio di specie a rischio o per tenere vivi centri e strutture di azione e tutela ambientale, rifugi per specie minacciate, ai volontari del Servizio civile, ai cittadini che in ogni angolo d’Italia la Costituzione può essere attuata.
Poiché gli interessi e le politiche che mettono a fuoco il pianeta, che mettono a ferro e fuoco decine di paesi sconvolti dalle guerre interstatali e civili, che ignorano le leggi della fisica e della biologia sono gli stessi che reprimono le proteste, che impongono ai rider di correre per qualche euro e a tutti di essere felici e contenti della corsa verso l’abisso (perché, dicono, “non c’è alternativa” al profitto, alle disuguaglianze e alle ingiustizie, alla produzione e al consumo di massa, all’esaurimento delle risorse naturali) se realizziamo la Costituzione, articoli 9 e 41, avremo dato anche una bella spinta a realizzare tutti gli altri. E viceversa. Perché tutto è interconnesso.
Leggi anche l’articolo di Aurelio Angelini sul dopo-referendum
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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