Effetto boomerang della perdita di natura. Il mondo dell’ambiente di fronte alla pandemia

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Da varie organizzazioni arrivano documenti e dati sul rapporto tra fragilità e vulnerabilità della società nata dall’Antropocene e l’impatto umano sugli equilibri del Pianeta. “La Natura è il nostro antivirus”. Materiali da WWF, ASVIS, Nimbus, Lipu, ISDE, Legambiente e Amici della Terra. Ma sul Terzo settore incombe un grave rischio.

Questo articolo fa parte del Dossier speciale Coronavirus,  su cui la rivista “.eco” ha aperto il dibattito, con un focus particolare sul rapporto ambiente-salute-educazione ambientale

«Esiste un legame strettissimo tra le malattie che stanno terrorizzando il Pianeta e le dimensioni epocali della perdita di natura. Molte delle malattie emergenti come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviaria, influenza suina e il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (COVID19) non sono catastrofi del tutto casuali, ma sono la conseguenza indiretta del nostro impatto sugli ecosistemi naturali». È la sintesi di un rapporto del WWF su “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”.
Le foreste, ricorda il rapporto (che è corredato da infografiche molto chiare, aggiornate al 13 marzo), sono il nostro antivirus: bisogna proteggere la natura e ricostruire gli ecosistemi degradati.

La scienza studia il legame tra ambiente e salute

L’abbattimento di biodiversità ha senz’altro contributo ad esporre l’umanità a rischi sanitari, affermano i “Dottori per l’ambiente” (ISDE). Sul sito di ISDE è possibile ascoltare l’intervista rilasciata a Rai Radio 1 da Giuseppe Miserotti, membro della Giunta esecutiva nazionale di ISDE (piacentino, anch’egli forse colpito dal Coronavirus). Quale legame tra riscaldamento globale, inquinamento e affezioni da batteri, virus o parassiti? Le variazioni delle nicchie ecologiche fanno muovere microrganismi che se ne stavano tranquilli dei loro ambienti. «Oramai abbiamo più di mille articoli scientifici sul legame tra salute e cambiamento climatico», ricorda il dottor Miserotti.

Clima sotto accusa

Sono in molti a mettere il clima sotto accusa e lo studo di queste relazioni pone una sfida alla comunità scientifica. Pur avvertendo che «qualsiasi conclusione è al momento prematura e la cautela è d’obbligo», il noto meteorologo e ambientalista Luca Mercalli e Daniele Cat Berro su Nimbus 
aggiornano in tempo reale dati e ricerche informando sui tentativi di correlazione tra clima e contagi, come ad esempio lo studio “Temperature and latitude analysis to predict potential spread and seasonality for COVID-19”, sottoposto a revisione sul Social Science Research Network, di un gruppo di ricercatori coordinato da Mohammad M. Sajadi (Institute of Human Virology, University of Maryland School of Medicine, Baltimora).
«Il nuovo coronavirus – si chiedono – sparirà dunque dal nostro emisfero in estate come fanno i ceppi virali della comune influenza? Si ripresenterà nell’inverno 2020-21, dando tuttavia il tempo, si spera, alla comunità bio-medica di individuare un vaccino o una cura? Quali saranno eventuali zone-rifugio per il virus? Scomparirà definitivamente?
Il fenomeno – oltre che nuovo per molti aspetti sia virologici sia umani (impatto di una pandemia su una società e un’economia iper-globalizzate e già alle prese con altre precarietà ambientali, dai cambiamenti climatici, alla degradazione di ecosistemi, alla sovrappopolazione) – è estremamente complesso a causa delle molteplici interazioni tra fattori ambientali, biologici, climatici e antropici (misure di contenimento e prevenzione, comportamenti individuali e collettivi…)».

Investire sulla resilienza

Molte organizzazioni hanno messo a disposizione materiali di approfondimento e autoformazione. Tra queste troviamo anche gli strumenti della Rete WEEC e le testate di Legambiente.
“Nuova Ecologia” e “QualEnergia”, annuncia l’associazione del cigno, aderiscono alla campagna di Solidarietà digitale del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione. Tutti possono leggere i prodotti editoriali di Legambiente sfogliando le edizioni digitali.
L’ASVIS, l’associazione per lo sviluppo sostenibile in Italia che ha Enrico Giovannini come portavoce, si è impegnata a offrire al Paese contributi di idee, informazioni e attività formative “virtuali” e ha potenziato la sua offerta di materiali online. Sono infatti molti i materiali relativi all’educazione e alla formazione che l’ASviS mette a disposizione sui temi legati all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Donato Speroni sul sito dell’associazione e nella newsletter settimanale mette l’accento sul rapporto tra crisi in corso e obiettivi di sviluppo sostenibile, analizzando le (molte) vulnerabilità del sistema Italia e proponendo strategie di resilienza sociale ed economica.
Sulla vulnerabilità dell’economia globalizzata (e, aggiungiamo noi, caratterizzata da politiche neoliberiste) insistono anche gli Amici della Terra, che ripropongono, tra gli altri materiali, un articolo sulle catene di approvvigionamento, lungo le quali viaggiano (“just in time” tanto componenti dei processi industriali quanto i virus). Basta una crisi, quale ad esempio la pandemia, per bloccarle, con gravi ripercussioni, ne deriva «un rischio difficilmente valutabile, non solo aprioristicamente, ma anche in base a modelli matematici, vista la casualità degli eventi e la vastità degli orizzonti disponibili».

Per il Terzo settore e le associazioni ambientaliste “un rischio esistenziale”

La crisi sarà però anche sociale e economica e richiederà politiche adeguate. Tra i più colpiti ci sono proprio gli attori del mondo ambientale, per definizione dipendente in gran parte dall’outdoor, tanto che anche la nostra rivista, insieme agli altri strumenti della Rete WEEC Italia, ha lanciato una campagna straordinaria, chiedendo sostegno e solidarietà.
Tra quanti sottolineano il rischio per chi si occupa di ambiente, la Lipu.
«I danni gravissimi che il coronavirus sta producendo alle persone e all’economia si aggiungerà l’impatto di questa grande emergenza sulle associazioni ambientaliste e in generale sul Terzo settore, con il blocco delle attività, degli eventi e l’inevitabile crollo di donazioni e raccolta fondi». Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia sull’emergenza Covid-19, le cui ripercussioni, oltre che di salute ed economiche, rendono difficoltose anche le attività di soccorso alla fauna selvatica, nelle quali sono coinvolti un gran numero di cittadini e volontari.
«Si pone un problema serio di liquidità delle organizzazioni del Terzo settore – dichiara Aldo Verner, presidente della Lipu – ma soprattutto si porrà presto una difficoltà generale per migliaia di enti, grandi e piccoli, che in alcuni casi sfiorerà il rischio esistenziale. Se pensiamo a quale contributo il Terzo settore dà al Paese, alla società, alle comunità, alla natura, in termini di utilità sociale e valore economico, capiamo che è un rischio che non si deve correre».
«Per questo – prosegue il presidente della Lipu – è necessario che il Governo, il Parlamento, le istituzioni, al grande lavoro che stanno facendo aggiungano una forte azione specifica per il Terzo settore: un Fondo di sostegno speciale, il cui parametro economico di riferimento potrebbe essere il 5 per mille, che dia ossigeno agli enti e alle organizzazioni e permetta di continuare a svolgere le proprie preziose attività istituzionali in questo momento così difficile».

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