Greta Thunberg e la comunità Sami si fanno sentire contro i grandi dell’industria mineraria

Nel nord della Svezia la difesa dei diritti delle minoranze e dell’ambiente è una lotta che va avanti ormai da anni: questa lotta vede come protagonista la comunità indigena Sami che, insieme all’attivista svedese Greta Thunberg, sabato 5 febbraio ha protestato contro la Beowulf Mining, società britannica che ha in progetto una miniera di ferro a Gállok in Svezia, creando così il più grande giacimento di ferro di tutta la Scandinavia.

La costruzione della miniera creerebbe dai 250 ai 300 posti di lavoro e darebbe la possibilità alla Svezia di avere una maggiore autosufficienza mineraria. Tutto questo però ad un caro prezzo: la colonizzazione del Sápmi (nome tradizionale della Lapponia – terra della comunità Sami – che comprende la Svezia, la Norvegia, la Finlandia e la Russia) metterebbe a rischio il territorio, la comunità indigena, la biodiversità e il turismo locale.

Non siamo solamente di fronte ad un caso di sfruttamento ambientale che arrecherebbe danni permanenti al territorio, ma siamo anche di fronte ad un caso di razzismo ambientale, perché la costruzione della miniera andrebbe a violare i diritti della comunità indigena, minando così la Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2007.

“We believe that the climate, the environment, clean air, water, reindeer herding, and indigenous rights and the future of humanity should be prioritized before and above the short-term profits of a company” Greta Thunberg

Perché è così importante fermare la costruzione della miniera?

I Sami sono una popolazione indigena che basa il proprio sostentamento sull’allevamento di renne, sulla caccia e sulla pesca proprio nei territori in cui la Beowulf Mining vuole costruire la miniera. Se quindi il governo svedese decidesse di cedere i diritti allo sfruttamento del territorio alla società britannica, questo arrecherebbe danni irreparabili al territorio, alla popolazione locale e al loro stile di vita:

  • I terreni coltivati molto probabilmente verrebbero fatti a pezzi durante le esplosioni.
  • Il paese di Björkholmen, che si trova vicino al luogo in cui si pianifica di costruire la miniera, dovrà essere evacuato.
  • La biodiversità sarà minacciata.
  • La costruzione della miniera avrà un impatto sul turismo locale.
  • La qualità dell’aria sarà compromessa a causa dei finissimi frammenti trasportati dal vento dalla miniera; questi frammenti andrebbero a finire nelle acque, danneggiando la fauna, e sul lichene, di cui si nutrono le renne.
  • L’impatto sui pascoli sarà permanente.
  • La miniera metterà a rischio la fornitura d’acqua.

Una firma per dire no alla miniera

Da alcuni anni i governi svedesi, finlandesi e norvegesi hanno fatto ammenda per le ingiustizie del passato. Tuttavia, i diritti degli indigeni continuano a non essere riconosciuti. Così Greta Thunberg ha lanciato una petizione per dire no alla miniera. Venerdì 11 febbraio verranno consegnate le firme raccolte con la petizione a Karl-Petter Thorwaldsson, Ministro del Business, Industry & Innovation in Svezia, per convincere il governo svedese a non approvare questo progetto controverso.

 “We demand that the Swedish government will respect life, our rights and the nature by saying no to the mine” Sara-Elvira Kuhmunen, Presidentessa della Sami Youth Organization

Scrive per noi

Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti

Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

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