Un tavolo di lavoro istituzionale per la scuola che verrà

Studentesse protestano contro la DAD di fronte a una scuola di Torino

Quale futuro ci attende? Quanto ci importa realmente di costruirne uno sufficientemente buono? Pensando ai posteri, sapendo che è il presente a disegnare il futuro di cui siamo responsabili. Negli anni ’70 del secolo scorso Lorenzo Milani, Mario Lodi, Gianni Rodari, Danilo Dolci tentarono un rinnovamento. E oggi? Un invito a esperti dell’educazione e della formazione, maestri, dirigenti scolastici, psicologi dell’educazione per iniziare a gettare i semi della scuola che verrà.

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La Dad non è la panacea ma aiuta a meglio motivare

La pandemia contribuisce a negare ai giovani il diritto all’apprendimento, aggravando la frattura tra i pochi che sanno ed i molti che non sanno. E la scuola crea disagio: agli studenti come agli insegnanti. La Dad – pratica emergenziale e non sostitutiva di quella in presenza – allora può e deve diventare occasione di un recupero della motivazione e della finalità di un progetto educativo.

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La sfida sociale della pandemia nel regno dell’algoritmo

Il mondo aggredito dal Covid è lo stesso mondo che non ha risolto nessuno dei problemi lasciati aperti dal secondo conflitto mondiale: non ha risolto il problema della fame, non ha risolto il problema delle precarie condizioni sanitarie di larga parte del globo; non ha risolto le diseguaglianze nella ripartizione della ricchezza globale e non ha neppure risolto i problemi della tutela dei diritti dell’uomo.

Perché la lotta alla pandemia sia efficace, occorre tutelare la dimensione economica della mera vita: attraverso politiche (pubbliche) di redistribuzione della ricchezza fin qui accumulata e concentrata, inopinatamente, nelle mani di pochi.

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Il vuoto formativo del dopo-Covid

Il danno maggiore e duraturo del coronavirus sarà il vuoto formativo scaturito da una scuola malfunzionante, per giustificata paura da contagio, per ingiustificabile inefficienza organizzativa, per mancanza di una visione innovativa ed anticipatoria della didattica. La ripartenza deve invece fondarsi sulla cultura, motore di ogni trasformazione. Bisogna impegnarsi a immaginare un nuovo inizio: lanciamo un appello a intellettuali, studiosi, responsabili scientifici disseminati nelle varie istituzioni e sul territorio, politici, sindacalisti, e pensionati in buona salute perché diano il loro contributo.

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La „Coronabond-Krise“ osservata dai Social Media: tra nazionalismo ed il desiderio di riscoprire un’economia locale

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Nelle parole dell’autrice Giulia Dickmans, una “figlia dell’Europa”, italotedesca di origine, la preoccupazione per le possibili derive nazionaliste del dibattito mediatico creatosi intorno ai cosiddetti Coronabond. E allo stesso tempo la speranza, illuminata dai valori europei, di un’economia rispettosa dell’ecosistema di cui tutti facciamo parte, nell’armonia di locale e globale che ben conosce chi si occupa di sostenibilità.

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I bambini non sono uguali davanti all’emergenza. Per chi è in condizioni di svantaggio la situazione peggiorerà

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I lunghi mesi di chiusura delle scuole aggraveranno la povertà educativa e i sostituti digitali, di per sé insufficienti, valgono meno per chi è in condizioni di svantaggio, socioeconomico o psicofisico. Materiali per affrontare meglio la sfida della “scuola a casa”. Ad esempio, imparando a vigilare sulle “fake news”.

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COVID-19: ATTENZIONE ALL’EMERGENZA ISTRUZIONE, DICE L’UNESCO

Scuole e università chiuse in 39 paesi in Asia, Europa, Medio Oriente, Nord e Sud America, quasi un miliardo di bambini e di giovani a casa o a rischio di starci (dati dell’11 marzo). Gravi conseguenze, avverte l’UNESCO, per ragazzi e ragazze, con elevati costi sociali ed economici. L’UNESCO mobilita i ministri dell’istruzione e crea una task force per fronteggiare l’emergenza educativa e pubblica una guida a piattaforme e siti per l’e-learning.

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Coronavirus, clima, salute e ambiente

Ci sono molti più legami di quanti si pensi, o si dica, tra epidemia di Covid-19 e crisi ecologica globale. Riscaldamento globale, stili vita, degrado ambientale espongono l’umanità a gravi danni per la salute, le cui mappe corrispondono in genere a quelle dell’ingiustizia sociale e ambientale. Anche l’emergenza climatica e ambientale dovrebbe essere affrontata con misure eccezionali, che quando si vuole sono possibili, come dimostrano quelle per l’epidemia di Coronavirus.
Guida completa a ciò che abbiamo imparato (o reimparato) dall’emergenza Covid-19. Aperto il dibattito.

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La montagna delle disuguaglianze. Anche ambientali.

Le crescenti disuguaglianze sociali denunciate dal Rapporto Oxfam 2020, puntualmente uscito la vigilia del Forum di Davos. Strettamente correlate a quelle sociali sono le disuguaglianze ambientali, come spiega il libro di Mario Salomone recensito con ampio risalto da “Repubblica”. “Non c’è giustizia senza ecologia”, titola il quotidiano.

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A come ambiente, D come disuguaglianza sociale

Cambiare le proprie abitudini di consumo e di smaltimento dei rifiuti è importante, ma non è sufficiente. Il degrado ambientale è dovuto anche alla struttura produttiva. E le disuguaglianze sociali e di sviluppo economico si intrecciano con i disastri ambientali. Un percorso di lettura.

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Notte verde delle librerie per il festival dell’economia circolare

Fino al 5 giugno tra Torino, Cuneo e le Langhe (Alba, Bra, Pollenzo, Novello) la quinta edizione del festival dell’economia circolare Circonomia. Ha aperto Alessandro Gassmann con la premiazione dei Green Heores. Il 1 giugno a Alba le librerie presentano libri “Green”. Alle 18,30 alla Bookeria (Via Paruzza 8) il nostro direttore Mario Salomone presenta “Giustizia. Sociale e ambientale”. Dialoga con l’autore Isotta Carosso

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Disuguaglianza e felicità collettiva, due termini inconciliabili

Ai margini dell’ambiente. Parliamo di classi sociali e di uguaglianza/disuguaglianza sociale. La società globale e locale è ben poco solidale, le associazioni di volontariato non sono in grado di fronteggiare, da sole, la povertà crescente e, quindi, di creare, da sole, spazi estesi di solidarietà sociale e cresce la frammentazione sociale. Ma la felicità o è collettiva o non è: non può essere felice chi è in preda al bisogno. Libri e convegni ne hanno discusso recentemente.

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