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Educazione ambientale, 7 giorni in Croazia per parlare di gestione dei rifiuti

| Chiara Pedrocchi

Tempo di lettura: 4 minuti

Educazione ambientale, 7 giorni in Croazia per parlare di gestione dei rifiuti

Si è svolto a Veliki Žitnik (Croazia) dal 23 al 31 ottobre lo scambio giovanile internazionale finanziato dal programma europeo Erasmus+ a tema educazione ambientale e gestione dei rifiuti. Ecco come è andata.

Il progetto

Metti 26 giovani di nazionalità diverse, uno spiccato interesse per le tematiche ambientali, una buona dose di curiosità: sono gli ingredienti fondamentali dello scambio giovanile internazionale in Croazia che si è concluso solo pochi giorni fa. Finanziato dal programma europeo Erasmus+, lo scambio ha permesso a giovani da Italia, Croazia, Polonia, Grecia e Portogallo di incontrarsi, apprendere nuove nozioni e abilità tramite metodi di educazione non formale e di entrare in stretto contatto con la comunità locale di Veliki Žitnik, nella regione rurale di Lika, per discutere di gestione dei rifiuti. Il progetto si è appoggiato all’organizzazione Outward Bound Croatia, che si occupa di organizzare attività di gruppo all’aperto spingendo i partecipanti a oltrepassare i confini della propria confort zone, mentre per quanto riguarda l’Italia l’associazione di riferimento era Eurosud, che si occupa di educazione civile per i giovani ed educazione non formale.

Le attività

Il dumpster diving

L’organizzazione della settimana di attività ha fatto perno su due iniziative: il cosiddetto dumpster diving e la strutturazione di un questionario da somministrare agli abitanti delle zone situate intorno alla sede di Outward Bound e in un secondo momento ai cittadini di Gospić, la cittadina più vicina al paese dove si è svolto lo scambio.

Per dumpster diving si intende l’attività di “tuffarsi” nei rifiuti per indagare se e in che misura si svolga la raccolta differenziata. Ciò che è emerso è che tanti sono i cittadini che suddividono i rifiuti in organico, plastica e misto, ma al momento di gettarli nel cassonetto non c’è alternativa al buttare tutto insieme vanificando lo sforzo di suddivisione fatto in un primo momento. Com’era prevedibile, inoltre, nel cassonetto si trovavano i rifiuti più svariati, compresi quelli che non dovevano essere lì, come quelli relativi all’ambito medico. Oltre a questi, c’erano anche del cibo ancora in ottime condizioni, dei vestiti usati ma poco rovinati, un televisore e dei cd-rom.

Il questionario ai cittadini croati

Per quanto riguarda il questionario, invece, tre sono stati gli step in cui è stato suddiviso il lavoro: alla formulazione definitiva, infatti, si è arrivati tramite un lavoro di brainstorming che ha permesso di individuare i punti su cui focalizzarsi nel parlare con il campione di cittadini croati, ma anche, ad esempio, la scelta di porre i quesiti come domande aperte o a risposte multiple o di inserire scale di valutazione perché gli intervistati potessero posizionarsi sul livello che riconoscevano come più familiare.

Il giorno dopo è stata effettuata una suddivisione in sottogruppi, ciascuno guidato da una persona del team croato, e ogni gruppo ha cercato di coprire al meglio la propria zona suonando ai campanelli delle persone e proponendo loro il questionario. Era previsto che ogni intervista durasse circa 5 minuti così da non sottrarre tempo alle persone, ma tante si sono mostrate particolarmente disponibili e vogliose di discutere le problematiche che riguardano la gestione dei rifiuti, sia per quanto riguarda le conseguenze sul piano ambientale della mancata raccolta differenziata, sia un aspetto più assimilabile a un concetto di decoro urbano.

Infine, i dati raccolti sono stati analizzati e rielaborati dal gruppo intero. Sebbene i dati fossero numericamente troppo limitati per poter formulare delle vere e proprie teorie sociologiche, è stato interessante notare come a gradi di educazione più elevati e a stipendi più alti corrispondesse mediamente una maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali, ma anche come fossero i giovani a essere più attenti alla questione rispetto alle persone anziane. Sorprende che, nonostante queste stesse persone anziane siano quelle che hanno notato e raccontato i cambiamenti climatici e ambientali della zona, la coscienza ambientale fosse molto bassa e le istituzioni non avessero fatto nulla per informare i cittadini, soprattutto considerando la scarsa diffusione di internet nella zona (la maggior parte degli intervistati ha dichiarato di informarsi prevalentemente tramite dépliant e volantini che arrivano loro direttamente a casa o tramite chiacchierate informali con conoscenti o gruppi sociali religiosi e non). Quasi tutti, giovani e vecchi, si sono inoltre lamentati di come tanti smaltiscano i propri rifiuti nella natura o li abbandonino fuori dai cassonetti, non solo nelle apposite piazzole ma anche sulla strada in altre aree del paese.

Non finisce qui

C’è una caratteristica che contraddistingue gli scambi giovanili internazionali Erasmus+: non finiscono con la fine della settimana. Ai partecipanti, suddivisi per provenienza, viene infatti richiesto di impostare un follow-up project da portare avanti una volta a casa. Deve essere in lingua inglese, così che possa essere compreso e ri-condiviso anche dalle organizzazioni degli altri paesi, e deve riguardare le tematiche dello scambio. Il gruppo italiano, nello specifico, ha scelto di preparare un video con alcune idee per il riciclaggio di oggetti di uso comune che altrimenti verrebbero gettati nella spazzatura.

L’invito a tutte le giovani generazioni è quello di sfruttare al meglio questo genere di opportunità, perché sono l’occasione perfetta per confrontarsi su tematiche fondamentali con giovani con diversi background culturali, per migliorare le proprie competenze linguistiche e per mettersi in gioco nelle più disparate attività.

Scrive per noi

Chiara Pedrocchi
Chiara Pedrocchi
Laureata in triennale in Lettere Moderne all’Università di Siena e in magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo e VeganOK, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.