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Tre testimonianze e un unico tema: l’educazione ambientale.

| Carola Speranza

Tempo di lettura: 4 minuti

Tre testimonianze e un unico tema: l’educazione ambientale.

Tre guide ambientali ci danno la dimostrazione di come l’educazione ambientale possa essere espressa nei modi più differenti: dall’arte di Ferdinando Catapano, alla scoperta della natura e della terra con Alessandro Migliaccio, e con gli insegnamenti sulla salvaguardia del mare, dell’acqua, con Stefania Santoro. 

Il tema dell’educazione ambientale è centrale nell’intervista, svolta tramite zoom, con tre guide ambientali dai percorsi completamente differenti. Tramite queste tre storie scopriamo come l’educazione possa declinarsi in differenti settori: dall’arte all’insegnamento.

Tre storie che partono lontane per unirsi nell’educazione ambientale

Ferdinando Catapano, guida ambientale da un paio d’anni, dopo un lungo periodo lavorativo all’estero torna in Italia per riscoprire i valori che aveva prima tralasciato, come quello per la sostenibilità. Il suo percorso come guida ambientale si intreccia con il suo animo artistico. Crede, infatti, che si possa creare una connessione tra i due mondi.

Ferdinando Catapano durante un’escursione.

L’arte può servire per avvicinare le persone sia al concetto di protezione ambientale sia a quello legato alla sostenibilità.

Alessandro Migliaccio, di Ischia, è una guida ambientale professionista. Compiuti i 32 anni, ha deciso di stravolgere la sua vita, avvicinandosi alla natura, elemento che non era tanto presente nel suo passato.

La sostenibilità è una parola tanto usata ai giorni d’oggi ma con pochissimi risultati. Cercare di vivere in maniera sostenibile è qualcosa che giorno dopo giorno bisognerebbe continuare ad attuare nel nostro quotidiano.

Stefania Santoro è una studentessa di biologia marina. Nata in mezzo alla natura e cresciuta con determinati valori, la sua vita viene travolta dal fascino della possibilità di fare formazione dopo un
campo di volontariato. Da allora, ha conosciuto diversi approcci dell’educazione ambientale che ora sfrutta nel proprio lavoro.

Ischia e la memoria troppo corta

Quello che è successo ad Ischia, a novembre, è nella memoria di tutti. Alla domanda su quali siano gli ultimi aggiornamenti e come quello che è avvenuto abbia influenzato il lavoro di guida ambientale, Alessandro risponde che le persone quando vengono ad Ischia, tendenzialmente, dicono di essere in un vero e proprio paradiso, non considerando l’altro lato della medaglia.

Determinati paradisi hanno necessità di rispetto, di tutela. Quello che è avvenuto ad Ischia, è stato ripetuto tante volte, è stata un processo naturale che fa parte della storia della nostra Terra.

Alessandro Migliaccio ricorda bene come dopo alcune disgrazie, l’attenzione tenda a calare con il tempo: un esempio su tutti l’Aquila. Crede che Ischia non sarà da meno: al momento ci sono tanti piani e progetti ma nel frattempo rimane tutto fermo.

Le prime conseguenze si sono potute constatare già questo Natale, dove tanti gruppi di turisti hanno preferito evitare l’isola.

Alessandro Migliaccio

La tragedia ha distrutto, al di là dell’ambito mediatico e turistico, anche l’animo dell’isola. Si spera che da questo si possa ripartire, senza dimenticare, riprendendo questa tragedia come un gradino da cui ricominciare per comprendere alcune zone del nostro territorio. (…) Noi dobbiamo comprendere quanto è importante l’ambiente naturale, che invece negli ultimi decenni è stato sempre più dimenticato.

Il mare, la sua importanza e la nostra indifferenza

Un altro elemento naturale spesso dimenticato e sopravvalutato rimane il mare, nonostante ricopra gran parte dei confini della nostra penisola. Perché? Stefania Santoro sostiene che sia un problema culturale. Non è un argomento che rientra nella vita quotidiana della maggior parte degli italiani e dell’essere umano in generale, che sfrutta il mare nel periodo estivo e se ne dimentica nel periodo invernale, considerato solo per lo sfruttamento della pesca.

È una questione culturale: se ne parla ancora troppo poco. L’ho vissuto anche io in prima persona, nel periodo scolastico. Sono ancora pochi i docenti che hanno capito l’importanza di parlare di determinati argomenti, lasciando così i ragazzi completamente all’oscuro. (…) Bisogna capire che tutto dipende da noi: dal piccolo gesto al grande gesto. Bisogna essere consapevoli e se comprendiamo l’importanza anche dei piccoli gesti, possiamo allora cominciare a pretendere che le aziende o lo Stato debba prendere determinate decisioni e seguire una determinata direzione. Questo è possibile solo se si è creata una sensibilità, partendo dal gesto quotidiano.

L’importanza della narrazione artistica nella lotta al cambiamento climatico

L’arte, utilizzata bene e toccando le giuste corde, emoziona le persone. Una persona emozionata è più spendibile nei confronti di determinate tematiche.

Secondo Ferdinando Catapano, le persone possono essere educate a gestire i propri comportamenti. Tanti attivisti hanno utilizzato l’arte. L’arte, quando si utilizzano i materiali che la natura ti offre, può creare una buona connessione. Ma bisogna stare attenti: sono molti gli artisti che parlano di arte e natura, ma  poche le installazioni che fanno effettivamente uso di materiali sostenibili.

Tre percorsi diversi che si uniscono in un unico tema: l’educazione ambientale

Per Alessandro Migliaccio, l’educazione è necessaria, perché l’essere umano tende a dimenticare. Per questo motivo ci vuole un reminder continuo.

Io credo che educazione voglia anche saper dire di no ad alcune cose: porre
dei limiti.

Per Ferdinando Catapano, il punto centrale è educare le persone a gestire i propri comportamenti, a partire dal quotidiano.

Stefania Santoro ha scelto di essere una guida ambientale proprio per avere il giusto connubio tra il fare e il raccontare l’educazione ambientale.

Stefania Santoro

Per me, al di là di comunicare quello che può essere l’ambiente naturale, per me è importante lasciare qualcosa. Anche con i bambini con cui mi è capitato di lavorare, spero sempre di lasciare dei semini, che possano quindi germogliare, anche grazie ad altre figure, nel corso della loro formazione.

Per ascoltare l’intera intervista, clicca qui il link

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.