Climate Wars: un seminario su guerre, fossili e cambiamenti climatici
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Il 3 marzo 2022 alle ore 17:00 il Campus Luigi Einaudi di Torino ospiterà l’instant-seminar organizzato da un gruppo di docenti dell’Ateneo torinese. Al centro il rapporto tra guerra e controllo di risorse fondamentali come i combustibili fossili e il cibo.
L’evento
A fronte dei gravissimi fatti che stanno accadendo in questi giorni in Ucraina, un gruppo di docenti dell’Università degli Studi di Torino ha organizzato un instant-seminar che si terrà presso il Campus Luigi Einaudi (aula 3d440) giovedì 3 marzo 2022 alle 17:00.

L’obiettivo è quello di aprire un dibattito che, pur partendo dal contesto specifico dell’attacco russo in territorio ucraino, vada oltre, stimoli ad una riflessione più ampia sulla transizione ecologica ed energetica globale, sulle caratteristiche assunte nel tempo dal capitalismo fossile (non solo russo ma anche americano, saudita, europeo) e sulle conseguenze da ciò derivanti per economie e società, con uno sguardo al futuro.
L’incontro, introdotto da Dario Padovan, professore di Sociologia presso il dipartimento di Culture, Politica e Società dell’università torinese, vuole essere un momento di confronto molto libero; l’evento è pertanto aperto a tutti, con modalità di partecipazione sia in presenza sia online (clicca qui per seguire la diretta online).
Molteplici spunti di dibattito
Come si evince dal titolo stesso dell’evento, Climate wars: energy, food and the Lebensraum, sono numerosi i temi – fra loro interconnessi – da cui la discussione si propone di partire, seguendo un approccio sociologico, storico e geopolitico.
Da come le società abbiano sviluppato un’economia basata sulle risorse minerarie alla conseguente necessità di possesso, accesso o controllo delle stesse; dai conflitti civili e interstatali attuali e passati che sono scaturiti proprio da tale impostazione dell’economia e delle politiche mondiali alla prospettiva di conflitti futuri, legati non solo ma anche, e ampiamente, al tentativo di transizione verso modelli economici diversi, più sostenibili; dalla relazione tra militarismo, maschilismo, razzismo e capitalismo fossile alla ricerca e riflessione sulle teorie che abbiamo a disposizione per capire le (attuali e future) guerre climatiche. Un discorso di grande complessità e tuttavia di enorme impellenza.
Un’urgenza, già prevista nel secolo scorso
“I cambiamenti climatici contribuiranno a diversi tipi di conflitti come guerre, terrorismo o dispute diplomatiche e commerciali” (trad. nostra), scriveva già nel 1991 Thomas Homer-Dixon.
Kurt M. Campbell in Climatic Cataclysm: The Foreign Policy and National Security Implications of Climate Change, osservava come le conseguenze del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici previsti fossero già in atto; era il 2008.
Oggi, nel pieno della crisi ucraina, vicinissima a noi come i conflitti degli ultimi anni non erano ancora mai stati (o sembrati essere), queste previsioni si dimostrano più vere che mai.
E dunque più che mai è importante rifletterci sopra, parlarne, capire questa guerra, per – là dove possibile – interromperla ed evitare che si ricreino le condizioni per nuove guerre.
Leggi i nostri articoli sul conflitto ucraino
– Ucraina, una storia che continua di Francesco Ingravalle
– Il rischio dell’apocalisse nucleare e la via del dialogo di Laura Tussi
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