Narrazione e narrazioni. L’urgenza di un’educazione volta all’ascolto e alla narrazione della storia della Terra

Ci sono tante narrazioni, diversi punti di vista che raccontano un’unica storia: in questo momento, la storia che ha più urgenza di essere raccontata è quella del pianeta Terra. L’arte cinematografica è diventata sicuramente uno dei mezzi di narrazione più efficaci per sensibilizzare alle problematiche ambientali: lo abbiamo visto con la 24^ edizione del Festival CinemAmbiente che, attraverso i racconti di allevamenti, fast fashion e attraverso una sezione dedicata ai bambini, si è posto l’obiettivo di raggiungere un pubblico più vario, raccontando l’ambiente da diversi punti di vista. La piattaforma online Films For Change ha lo stesso obiettivo, cioè quello di utilizzare linguaggi innovativi per sensibilizzare ed educare all’ambiente.

Educare a narrare

Uno dei primi documentari che ritengo sia fondamentale guardare è “Climate: A New Story” di Charles Eisenstein. In poco più di 12 minuti, il regista riesce a riassumere i principali problemi che affliggono il Pianeta e le azioni da compiere per cercare di risolverli. Ma, cosa più importante, il regista ha cura di trasmettere un messaggio ben preciso attraverso la sua narrazione: per cominciare ad empatizzare con i problemi ambientali è importante cambiare la nostra visione del pianeta e vedere quindi la Terra come un essere vivente fatto di organi vitali e tessuti. Ma per riuscire a considerare veramente il pianeta Terra come un essere vivente, è necessario cambiare il modo in cui si narra la sua storia, cambiando il modo in cui ci si rapporta ad essa: non deve quindi essere solo un essere vivente, ma un essere vivente sacro.

Ascoltare la narrazione

Il documentario “Rediscovery” di Phie Ambo ci racconta come ascoltare questa narrazione e come imparare da essa. La regista ci permette di osservare questo modo innovativo di educare attraverso i racconti dei giovani e delle giovani adolescenti protagonisti del documentario, che vede 47 studenti e studentesse di Copenaghen coinvolti in un progetto fuori dall’ordinario: per 10 settimane, la loro aula scolastica sarà una costruzione completamente ricoperta da vegetazione. La vera insegnate di questa scuola, nonché voce narrante che accompagna l’intero documentario, è proprio lei, la Terra, che chiede (ed insegna) agli studenti e alle studentesse di ascoltarla, capirla e di non dimenticarsi di lei quando diventeranno adulti.

Nel corso delle 10 settimane, i giovani e le giovani adolescenti impareranno a costruire una loro società, creando delle leggi e un sistema economico adatti a garantire una convivenza pacifica tra le varie “comunità” che la abitano, e le cui fondamenta – come sostiene uno degli studenti – dovrebbero risiedere nella pace, nella fiducia e nella sostenibilità. Tutte le materie che vengono insegnate – dalla geometria alla meditazione – sono connesse alla natura e al suo linguaggio: questa è una lezione importante da imparare. Tutto ciò che studiamo parte dalla narrazione della storia della natura, una narrazione difficile da comprendere per gli esseri umani, perché non abituati ad ascoltare. Ma se finalmente riuscissimo ad ascoltarla, saremmo in grado di sentire cos’ha da dirci il pianeta Terra?

Narrare il silenzio

“Speechless – The Polar Realm” di Richard Sidey lascia che sia la natura a parlare, facendoci fare un viaggio tra le regioni polari della Terra. Un viaggio silenzioso, o meglio, un viaggio tra i soli suoni della sua biodiversità. Un viaggio che vede come protagonisti gli abitanti non-umani di quelle terre, in continua lotta per adattarsi ad un cambiamento troppo veloce. Un paesaggio che, da ghiacciato e pieno di vita, diventa sempre più liquido. E crolla. Orsi polari, madri che devono adattarsi a quell’ambiente per tentare di far sopravvivere i propri cuccioli. Insomma, un documentario che ci fa viaggiare su un suolo instabile e ci fa vedere ed ascoltare la storia della natura di oggi.

L’arte di educare

L’arte di narrare attraverso le immagini, attraverso i suoni e a volte attraverso il silenzio, si fa carico di diffondere un messaggio di urgenza: l’urgenza di cambiare punto di vista, l’urgenza di narrare la storia della Terra. Bisogna ascoltare per poter narrare ciò che la natura ci ha comunicato, e infine ascoltare la narrazione per imparare. L’arte di educare nasce da questo, basta ascoltare ciò che la Terra ha da dirci:

«Ora hai proseguito per la tua strada. Ti sei arrampicatǝ sui miei alberi, hai mangiato le mie bacche […] Hai costruito degli edifici resistenti sulla mia superficie, e hai sentito il sole, il vento e la pioggia. Hai preso l’ossigeno che ho creato per te nei tuoi polmoni, e ti sei fattǝ graffiare le braccia e le gambe dalle mie spine. Tutte le esperienze che abbiamo condiviso, ora vivono profondamente nel tuo corpo e nella tua anima. Ti ho insegnato qualcosa di importante che rischi di dimenticare da grande. Allora chiudi gli occhi: che odore senti? Cosa senti? Che gusto senti? E cosa provi?» “Rediscovery” di Phie Ambo.

Scrive per noi

Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti

Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti has 28 posts and counting. See all posts by Federica Benedetti

Parliamone ;-)